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INTERVISTA UFFICIALE A MIKA HOTAKAINEN REGISTA DI “STEAM OF LIFE”

 

A cura di Giulia Ghigi e Emma Rossi Landi

1-Cosa ti ha spinto a fare questo film?

Idea originale è venuta da Joonas (Joonas Berghäll, il co-regista del film – ndr) che all’epoca frequentava la più antica sauna pubblica della Finlandia. Lì si rese conto che gli uomini presenti lì avevano iniziato a condividere la loro vita personale con gli altri. Parlavano di trovare l'amore, di come ottenere il divorzio, delle proprie sofferenze e e altri argomenti del genere. Dopo essere stato testimone di confessioni tanto intime Joonas mi ha chiamato e parlato dell'idea. Da quel momento abbiamo iniziato a programmare questo film insieme.


2-Quale è stata la sfida più grande durante la lavorazione del film?

Le sfide maggiori erano proprio le condizioni nelle quali  abbiamo girato.  In sauna era estremamente caldo e umido e con attrezzature da film non è proprio la condizione migliore possibile. Abbiamo dovuto riscaldare la camera in modo tale che  fosse esattamente alla stessa temperatura dell’interno della sauna così da evitare l'umidità di condensa sulle lenti e sul corpo della fotocamera. Il direttore della fotografia ha dovuto usare i guanti a prova di fuoco per gestire la telecamera e un cappello inzuppato d'acqua ghiacciata per evitare che il suo cervello si fondesse.

3-Qual è stato il momento di maggior soddisfazione?

E’ molto difficile stabilire quale sia stato il momento più appagante perché ce ne sono stati veramente tanti. Credo che momenti molto speciali siano avvenuti con tutti i nostri protagonisti ed è difficile  pescarne uno fra tutti.

Ma personalmente credo che sia stato un grande sollievo vedere quando il finale del film ha iniziato funzionare nella sala di montaggio. La sequenza finale è stato qualcosa di cui davvero non potevamo essere certi se avrebbe funzionato finché non l’abbiamo vista e sentita per la prima volta.

4-Cosa ami e cosa odi del fare cinema documentario?

Credo che la cosa migliore nel fare documentari sia lavorare con persone vere, non attori. Lavorare con storie vere, non di fiction. La cosa peggiore è mentre stai girando non sai mai con certezza cosa  si otterrà, a quale risultato giungerai. Tale incertezza a volte può essere dolorosa, ma subito dopo la gioia di poter ottenere qualcosa di fantastico è decisamente più piacevole.

5-Cosa pensi dei confini tra realtà e finzione nel documentario?

Penso che i confini tra di loro siano necessari. Le regole di narrazione sono le stesse sia nella fiction che nel documentario, ma il metodo per girare il materiale è totalmente diverso, e questo è ciò che conta. In un documentario si è obbligati a essere onesti verso i vostri protagonisti.
E’ necessario rispettarli e stare molto attenti che le loro parole o il loro stato d’animo non vengano distorte in un contesto diverso. Nel film di finzione si crea una realtà che sostenga il messaggioche si vuole trasmettere. In un documentario si andrà a selezionare i contenuti dalla realtà esistente, che sosterrà il messaggio nel modo migliore possibile.

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