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Intervista a Claudia Cipriani

1-Cosa ti ha spinto a fare questo film?

All'inizio volevo raccontare le persone e le situazioni che giravano intorno all'associazione Baia del Re che io stessa frequentavo. Dopo anni il progetto ha preso una nuova forma perché ho deciso di ripartire dalle riprese che si concentravano sul rapporto di amicizia tra me e Valentina. Raccontare perché Valentina diventa importante, voleva dire raccontare al contempo la storia di mia figlia

2-Quale è stata la sfida più grande durante la lavorazione del film?

Accettare il fatto che per raccontare questa storia dovevo diventare io stessa protagonista 

3-Qual è stato il momento di maggior soddisfazione?

Quando mi sono resa conto che quello che avevamo vissuto e raccontato io e Valentina aveva un senso anche per altre persone 

4-Cosa ami e cosa odi del fare documentario?

Nel mio modo di lavorare ciò che odio è dovermi occupare praticamente di tutti gli aspetti e fasi. All'inizio è stata una necessità, col tempo però comincio a pensare che forse invece è proprio quello che amo del mio modo di fare documentario, ossia dovermi immergere in un progetto seguendone tutto l'iter e guardandolo da tutti i punti di vista. Ciò che amo di più è che i progetti s'impossessano di me e mi portano su strade imprevedibili

5-Cosa ne pensi dei confini tra realtà e finzione nel documentario?

E' difficile rispondere perché per me ha poco a che fare con il ragionamento e molto con l'intuito e la sensibilità che cresce tra me e le persone che riprendo.  Dal momento che c'è di mezzo una videocamera cerco di sfrondare o all'opposto di esaltare gli eccessi di una sorta di messa in scena spontanea che inevitabilmente s'instaura. In ogni caso il tempo è un fattore determinante

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